Psicoterapia in montagna in co-terapia (outdoor)

Nel 3° setting ci si sposta, per un certo periodo di tempo (sette giorni), dalla stanza della psicoterapia individuale e dalla stanza della terapia nel gruppo allo spazio ambientalistico e residenziale di montagna in alta quota (outdoor setting)[1].

Recandoci nella realtà della residenzialità dell’outdoor setting, prestiamo attenzione al fatto che schemi, atteggiamenti disadattivi e modalità di pensiero disfunzionali su di sé e sugli altri del paziente si manifesteranno sicuramente. La comparsa di tali modalità relazionali con gli altri o con i propri stati emotivi (paura delle altezze, vertigini, claustrofobia in funivia, attacco di panico in ferrata) costituiscono esattamente le occasioni terapeutiche preziose sia per osservarle in vivo sia per intervenire clinicamente[2].

[1] A. Tropea, “Il setting ‘di partenza’: la psicoterapia individuale”, in S. Paluzzi, L’approccio multisetting. Psicoterapia outdoor setting mediante il gruppo e la metafora, Armando Editore, Roma 2010, 121-179.

[2] S. Paluzzi, Il Formatore esterno. Teoria e applicazione del metodo multisetting per presbiteri e consacrati, Urbaniana University Press, Roma 2017, 137-186.