3° setting

Psicoterapia in montagna in co-terapia (outdoor)

Nel 3° setting i terapeuti si spostano, per un certo periodo di tempo (generalmente sette giorni), dalla stanza della psicoterapia individuale e dalla stanza della terapia nel gruppo allo spazio ambientalistico e residenziale di montagna in alta quota (outdoor setting)[1].

 Nella residenzialità outdoor setting si presta attenzione al fatto che schemi, atteggiamenti disadattivi e modalità di pensiero disfunzionali su di sé e sugli altri del paziente si manifesteranno sicuramente.

La comparsa di tali modalità relazionali con gli altri o con i propri stati emotivi (paura delle altezze, vertigini, claustrofobia in funivia, attacco di panico in ferrata) costituiscono esattamente le occasioni terapeutiche preziose, sia per osservarle in vivo sia per intervenire clinicamente [2].

Psicoterapeuti e pazienti: un’unica ‘cordata’

 È soprattutto il lavoro di psicoterapia in alta montagna sulle Alpi che ha permesso ai coniugi psicoterapeuti Silvestro Paluzzi e Antonella Tropea di mettere a punto il metodo Multisetting, un metodo unico e originale, clinico ed esistenziale, che ha consentito di affrontare le ‘lotte’ dei pazienti e di affiancarsi ‘in cordata’ con loro.

Psicoterapeuti e pazienti, ‘legati’ alla stessa metaforica ‘corda’ e alla stessa speranza: insieme costituiscono le ‘cordate esistenziali’. Il paziente, per compiere il ‘viaggio’ del cambiamento, deve potersi affidarsi al terapeuta (alleanza terapeutica) e, durante la residenzialità outdoor, i pazienti percorrono, mediante l’accompagnamento Multisetting, ‘l’archetipico’ Viaggio ‘in verticale’.

 

L’uso delle metafore nell’esperienza terapeutica in outdoor setting

In outdoor setting, lavoriamo con i pazienti al fine di mettere in analogia lo scenario dell’ambiente naturalistico alpino fuori di loro con i tanti processi che avvengono dentro di loro, nella propria mente, in modo tale che, osservando gli elementi esterni (alberi, boschi, sentieri, torrenti, vette, guadi, crinali, ecc.) nella loro valenza simbolica, possano ‘districarsi’ nel proprio modo di funzionamento psicologico interno, con l’aiuto delle nostre mediazioni.

 

Gli obiettivi nell’outdoor setting residenziale

Gli obiettivi terapeutici che intendiamo far raggiungere ai nostri pazienti, in misura diversa per ognuno di loro, sia durante l’esperienza della psicoterapia in outdoor setting residenziale sia nel successivo rientro in sede, sono raccolti in 4 categorie di finalità[1]:

Il piano relazionale:

  1. sviluppo delle competenze relazionali in diverse attività e situazioni esperienziali
  2. accettazione del sano contributo degli altri del gruppo, dei loro feedback disinteressati, del loro senso di solidarietà
  3. sviluppo delle capacità di ascolto degli altri, del senso di osservazione e di empatia
  4. miglioramento delle capacità relazionali comunicative in gruppo
  5. aumento della tolleranza delle diversità degli altri.

Il piano dell’autonomia:

  1. Attivazione di nuove energie individuali per i propri progetti di cambiamento personali
  2. Sviluppo del senso di responsabilità e dell’autonomia personale

Il piano del problem solving:

  1. Sviluppo della capacità di affrontare situazioni impreviste, nuove, non ben definibili a priori
  2. Capacità di confrontarsi con il rischio
  3. Sviluppo delle capacità di vincere la sfida con se stessi

Il piano metacognitivo:

  1. Attivazione di metodo di riflessione sulle proprie esperienze e dei risultati raggiunti
  2. Sviluppo dell’autoconsapevolezza di sé e del proprio agire
  3. Scoperta dei propri valori.

Questi obiettivi vengono raggiunti dal paziente, in diversa misura, durante e dopo il termine dell’accompagnamento psicoterapeutico.

[1] A. Tropea, “Il setting ‘di partenza’: la psicoterapia individuale”, in S. Paluzzi, L’approccio multisetting. Psicoterapia outdoor setting mediante il gruppo e la metafora, Armando Editore, Roma 2010, 121-179.

[2] S. Paluzzi, Il Formatore esterno. Teoria e applicazione del metodo multisetting per presbiteri e consacrati, Urbaniana University Press, Roma 2017, 137-186.

[3] S. Paluzzi, “Gli obiettivi conseguiti in outdoor setting”, in S. Paluzzi, Il Formatore esterno. Teoria e applicazione del metodo multisetting per presbiteri e consacrati, op. cit., 245-247; S. Paluzzi, “Gli obiettivi”, in S. Paluzzi, L’approccio multisetting. Psicoterapia outdoor setting mediante il gruppo e la metafora, op. cit., 185-186.